11 April 2017
Il gruppo PSE del Comitato europeo delle regioni profondamente preoccupato per gli ultimi sviluppi in Ungheria

Il gruppo PSE del Comitato europeo delle regioni profondamente preoccupato per gli ultimi sviluppi in Ungheria

La Presidente della regione Umbria e Presidente del gruppo PSE del CdR, Catiuscia Marini, ha espresso profonda preoccupazione per le recenti attività del governo ungherese. In particolare, la presidente Marini condanna le modifiche alla legge ungherese sull'istruzione superiore, che rendono ora obbligatorio per le università straniere operanti in Ungheria gestire un'università anche nel loro paese di origine. Tale modifica legislativa, basata su false accuse di irregolarità, ha un diretto impatto discriminatorio sull'attività dell'Università dell'Europa centrale di Budapest (CEU). Per il suo contenuto e le sue modalità di attuazione, la modifica legislativa costituisce un attacco inaccettabile a valori fondamentali dell'UE quali la libertà di ricerca e di attività accademica, il giusto processo e il principio di non discriminazione. La presidente Marini ha inoltre manifestato la sua delusione per la firma della modifica legislativa da parte del presidente ungherese János Áder, nonostante i seri dubbi circa la sua costituzionalità.

"Come afferma la risoluzione adottata dal Comitato delle regioni il 23 marzo scorso sullo Stato di diritto nell'UE da un punto di vista locale e regionale, poiché l'integrazione europea è fondata su valori e principi comuni, una violazione dello Stato di diritto in un paese è una minaccia all'ordinamento giuridico di tutta l'UE", ha sottolineato Catiuscia Marini. "Nella stessa ottica, progetti di legge volti a limitare le attività di organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti dall'estero  - comprese quelle finanziate da programmi dell'UE - sono in contrasto con il principio secondo cui il processo democratico necessita di organizzazioni della società civile dinamiche e libere di rappresentare diversi punti di vista."

Il gruppo PSE è inoltre profondamente preoccupato per il questionario di "consultazione nazionale", intitolato "Fermiamo Bruxelles" e inviato a oltre 8 milioni di elettori ungheresi alla fine della settimana scorsa. Il gruppo sottolinea che l'integrazione europea è legata al rispetto delle decisioni adottate congiuntamente. 

"È molto preoccupante che il governo di uno Stato membro intraprenda una campagna tendenziosa e negativa invece di consultare i cittadini in una discussione aperta, con il coinvolgimento di tutti i settori della società e dei diversi livelli di governo", ha sottolineato la Presidente Marini.

Il gruppo PSE teme che il governo ungherese collochi il paese in una condizione di isolamento, dalle possibili ripercussioni negative anche per le città e le regioni ungheresi che beneficiano dell'integrazione europea e dei fondi dell'UE. "Si tratta di una situazione che vorremmo veramente evitare, perché riteniamo che ogni livello di governo debba rispondere solo delle proprie azioni", ha evidenziato Marini.

La presidente della commissione Politica sociale, istruzione, occupazione, ricerca e cultura (SEDEC) del CdR, Yoomi Renström (Svezia/PSE), ha osservato che "La libertà di ricerca, di insegnamento e di apprendimento è fondamentale non solo per la democrazia, ma anche per la nostra prosperità economica e per la costruzione di un futuro sostenibile. Allo stesso tempo, la ricerca e l'istruzione prosperano quando non sono isolate da confini nazionali. Non possiamo permettere che tale libertà sia limitata in qualsiasi paese dell'UE, non da ultimo perché ciò danneggerebbe le città e le regioni che ospitano prestigiose istituzioni accademiche che contribuiscono allo sviluppo locale."

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